Il Consigliere Regionale di AN Nicola Marmo ha rivolto un’interrogazione a risposta scritta al Presidente della Giunta Regionale ed all’Assessore all’assetto del Territorio per conoscere quali urgenti strumenti di vigilanza e controllo intendono assumere con riferimento al PIRP approvato dall’Amministrazione Comunale di Andria “che si palesa in netto contrasto con il bando della Regione Puglia pubblicato sul BURP n. 81 del 29 giugno 2006, non trovando corrispondenza con i requisiti richiesti dallo stesso, ed in considerazione che con la realizzazione dello stesso si concretizzerebbe illegittimamente una grande sperequazione nei confronti di altre aree di analoga tipizzazione ed una operazione di grande sproporzione nel contesto del dimensionamento del PRG”.
Marmo elenca così le questioni di pubblico interesse a suo avviso prodotte dal provvedimento di cui sopra del Comune di Andria: “1) prima fra tutte il suo dimensionamento. Una nuova edificazione di 1020 alloggi, con relativi standard, oltre all’adeguamento di servizi per la parte residenziale già realizzata; 2) si presenta come la realizzazione di una nuova 167, quando dovrebbe essere un intervento di riqualificazione della periferia, di dotazione di servizi, di necessarie densificazioni e ricuciture urbanistiche; 3) in una operazione di tale dimensione e peso insediativo, non vi è alcun atto di indirizzo politico, neppure da parte della Giunta comunale. L’unica delibera adottata è quella relativa alla perimetrazione delle aree, senza nessun accenno al dimensionamento dell’intervento e né tanto meno agli indici di fabbricazione conseguenti. Risultando, in maniera impensabile, che scelte di tale portata siano state prese in sede tecnica; 4) per la realizzazione di un intervento di densificazione residenziale talmente ampio, per reperire gli standard necessari è stato indispensabile ricorrere all’utilizzo di un’area agricola – peraltro non inclusa all’interno del perimetro di piano approvato con l’unica delibera adottata dalla Giunta – disattendendo ad uno dei requisiti essenziali del bando regionale che pone tra le sue specifiche finalità “la rigenerazione ecologica della città, prevedendo azioni atte a garantire il risparmio dell’uso delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell’energia e dell’acqua, il riuso delle aree dimesse, la soluzione di situazioni abitative di incompatibilità ambientale, ecc….”
Di qui le seguenti considerazioni: “1) il Piano che si vuole realizzare altro non è che una sostanziosa variante al PRG: così come programmato comporterà uno spostamento in quell’area di 3597 nuovi abitanti che equivale quasi al 40% di incremento della popolazione attualmente li residente e pari alla crescita demografica degli ultimi sete anni in città. Ciò provocherà, sulle aree perimetrale dal PIRP, l’accentramento di gran parte delle attività di edilizia residenziale per i prossimi sette anni; 2) un’altra rilevante questione è quella delle aree interessate al PIRP . Risulta, infatti interessata l’area definita C1 nel PDF, che modifica, rispetto al dimensionamento di PRG la potenzialità residenziale da zero a 2mc/mq, per complessivi 123.000 metri cubi non previsti. Ciò potrebbe anche essere giustificabile, perché l’Amministrazione aveva il dovere di prevedere un nuovo regime giuridico di queste aree, considerata l’illegittimità del precedente Piano di Zona. Ma non trova alcuna giustificazione il coinvolgimento, e le modalità di tale coinvolgimento, delle aree di espansione definite C3/33 C3 34 C3/35 nella delibera di giunta e poi identificate nella C3/32, C3/34 C3/35 nel PIRP di Monticelli. Siffatta operazione comporta in queste aree un incremento dell’indice edificatorio da 0,4 mc/mq (previsti nel PRG) a 2 mc/mq (previsti su tutta l’area territoriale del PIRP. Per comprendere la dimensione dell’operazione basta confrontare le cifre dei possibili metri cubi edificabili a seguito dell’approvazione del PIRP: si passa dai 47.175 mc previsti dal PRG per 443 abitanti (si veda il PPA) a una capacità edificatoria di circa 205.894 nuovi mc., per circa 2060 abitanti. Si tratta di un aumento della possibilità edificatoria pari al 436% di quanto previsto dal PRG”
Marmo così conclude: “Quanto sopra esposto fa comprendere tutti gli interessi che sono stati mobilitati ed i naturali appetiti dei proprietari. Solo che la programmazione pubblica dovrebbe avere il ruolo istituzionale di conformare interessi diversi, conciliandoli, e non di promuovere un’operazione sulla città che determina grosse sperequazioni con altre aree di analoga tipizzazione, senza ragione apparente, minimizzando attraverso la sua azione i piani urbanistici di secondo livello che dappertutto, altrove, sono necessari per le aree C3. E’ vero che vi è una grande partecipazione di proprietari di aree e di imprese, ma questo, di per sé, non è indice di “partecipazione” ma solo di forti interessi illegittimamente mobilitati. Quale proprietario di area non sarebbe interessato a manifestare volontà di aderire ad un piano che valorizzi in modo straordinariamente congruo la proprietà (seppure in regime di “cubature teoriche” e “perequazione”), soprattutto considerando che questa operazione avverrà sotto l’egida “concertativa e gestionale” dell’amministrazione (e a sue spese) e con la tempistica ristretta prevista per l’attuazione del piano da parte del bando regionale? Ed ancora quale impresa si sarebbe sottratta ad una tale manifestazione di interesse dal momento che il Comune per le aree private predette esonera dalla redazione degli strumenti urbanistici esecutivi (con i tempi lunghissimi richiesti sia di redazione, sia d’approvazione) e comprendendo che la maggior parte dell’attività edificatoria della città sarà qui concentrata per i prossimi anni?
Allora, se si è voluta redigere “furbescamente” una variante al PRG, attraverso l’utilizzo di questo Programma Integrato, essa dovrebbe recepire i contenuti dei Documenti Programmatici Preliminari alla Variante che negli anni si sono avvicendati. In nessuno dei DPP esiste un solo accenno alla necessità di un ripensamento del dimensionamento del PRG e neppure alla possibilità di variazioni degli indici edificatori in aree di espansione. Quindi Il PIRP non solo si configura come una Variante poderosa al PRG, ma è anche illegittimamente in contrasto con tutti gli atti di indirizzo alla Variante del PRG da questa Amministrazione e dalle precedenti definiti”.
Archivio per 11 Gennaio 2008







