Il Consigliere Regionale di AN Nino Marmo, già Assessore all’Agricoltura, ha rivolto un’interrogazione a risposta scritta al Presidente della Regione ed all’Assessore alle Risorse Agro-Alimentari nella quale:
A) si premette che sugli Organi di informazione l’Assessore regionale alle Risorse Agroalimentari ha dichiarato che la Puglia si è dotata di un suo Programma di Sviluppo Rurale, articolato in quattro assi operativi coincidenti con i fabbisogni dell’agricoltura, della selvicoltura e delle realtà rurali, e con una dotazione finanziaria di 1.480 mln di € e che di questo Programma di Sviluppo Rurale non vi è traccia negli atti ufficiali della Regione, se non una “bozza” che circola solo sulle scrivanie dei Capigruppo della maggioranza.
B) Si considera che a distanza di due anni dall’emanazione del nuovo regolamento comunitario sullo sviluppo rurale (n. 1698/2005), di un anno dall’invio a Bruxelles del Piano Strategico Nazionale sullo sviluppo rurale (maggio 2006), nessun Documento regionale relativo al Piano di Sviluppo Rurale 2007 – 2013 è stato ancora sottoposto alla approvazione della Giunta regionale; che, tanto meno, la Giunta Regionale è stata messa nelle condizioni di approfondire le linee di programmazione specifiche, tenendo conto di quante innovazioni normative sono intervenute negli ultimi due anni, per indirizzare le imprese e tenere conto delle loro esigenze strutturali, attraverso la Valutazione ex ante, espressamente richiesta dalla normativa pena la non ricevibilità del PSR, (di cui ad oggi non vi è traccia) per suggerire gli obiettivi e le strategie della nuova programmazione; che non risulta, ad oggi, effettuata la Valutazione Ambientale Strategica (fondamentale) per meglio comprendere le peculiarità del territorio regionale (Parchi, Aree protette, ZPS, SIC) e prevedere gli interventi relativi, considerato che al meno un quarto delle risorse finanziarie comunitarie messe a disposizione delle Regioni devono essere destinate ad interventi di salvaguardia e miglioramento dell’ambiente, della flora, della fauna e del paesaggio; che La Giunta ha mai affrontato, discusso ed approvato un Piano Forestale Regionale, altro documento fondamentale richiesto dalla normativa comunitaria, pena la non ricevibilità del PSR; che la bozza (molto bozza) del PSR che circola, oltre ad essere incompleta, è costellata di parole come “da scrivere”, “da definire”, il che significa che si è ancora molto lontani dalla meta; che sempre più insistenti sono le voci su alcuni studi professionali esterni che stanno operando alla stesura del PSR in sostituzione dei Dirigenti e dei funzionari regionali non dando spazio ad altri liberi professionisti in barba alla trasparenza amministrativa; che sul sito del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali è possibile visionare la mappa dell’invio dei PSR a Bruxelles: mentre 14 Regioni hanno già superato la fase della “ricevibilità” del documento di programmazione, le altre 6, fra cui la Puglia, non hanno provveduto ad inviare alcun documento a Bruxelles, risultando la dicitura “Programma in fase di preparazione da parte della competente Autorità di gestione”; che tutto questo significa che una possibile decisione comunitaria definitiva per la Puglia non potrà essere acquisita prima della fine del primo semestre 2008. In sostanza, emerge già il rischio di perdere una prima quota di risorse finanziarie comunitarie (che almeno per l’annualità 2007 potrebbero non essere neanche impegnate sul bilancio comunitario).
C) Si chiede di sapere chi è il responsabile del procedimento in questione; se è vero che ad esso starebbero lavorando, all’oscuro dei dirigenti competenti, studi professionali esterni e con quali procedure si sarebbe effettuato tale affidamento; con quali persone e con quali strumenti si pensa di dare attuazione al nuovo PSR, tenendo in conto che si deve anche chiudere la programmazione 2000-2006, perdendo possibilmente meno risorse pubbliche.
L’interrogante così conclude “è’ sufficiente leggere le “modalità attuative” della bozza-bozza in circolazione per rendersi conto di quale tipo di organizzazione (clientelare) si vuole dare al percorso procedurale”.